ABELHARUCO TOUR – Portogallo in bicicletta

8 PERCORSO
7 STRUTTURE
9 PERSONE
8 ORNITOLOGIA
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Abelharuco significa gruccione in portoghese, uno degli uccelli dalla colorazione più vivace e romantica di tutta l’avifauna europea. Questo ciclotour è dedicato a lui, presente in modo costante durante la traversata dell’Algarve e Alentejo. Il termine portoghese mi distoglie dalla bellezza onomatopeica della traduzione italiana, gruccione. Il suono “gr…. gr” accoglie il suo arrivo dopo lo svernamento africano; gli inglesi, dal canto loro entrano nel vivo dell’aspetto funzionale del volatile, bee eater lo chiamano, mangiatore di api. Ebbene gli imenotteri rappresentano la sua dieta principale. Secondo Birdlife non si tratta di una specie a rischio, la sua popolazione, in Europa è stabile; in ogni caso l’armonia cromatica e la leggerezza della sua compagnia durante i caldissimi pomeriggi nell’entroterra portoghese lo ha reso a pieno titolo il protagonista del mio viaggio, seguito dagli enormi e numerosissimi nidi di cicogna.

Chestnut headed Bee eater Merops leschenaulti – thinkstock

Si parte dall’aeroporto di Faro, scelto per la sua tranquillità e logistica strategica per il tour che sto per iniziare con la Ratta. Ho diversi amici in Portogallo, loro e il mio desiderio d’incontrarli hanno deciso le tappe. Evora, Lisbona, Porto, Albufeira sono le loro attuali città di dimora, il percorso ad anello dovrà passare da queste città.

Non so parlare portoghese ma mastico molto bene lo spagnolo e l’inglese; non appena posso però preferisco parlare il castigliano, adoro quel mettere la lengua entre los dientes. In Portogallo tutti comprendono lo spagnolo, il contrario è discutibile. Mi accorgo fin da subito però che la mia comprensione della lingua locale pecca, di molto.

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Il primo giorno, il più duro sulla carta, vive di indicazioni stradali mai colte e pendenze difficili da programmare. Alto fica, Salir, California, Vermelhos sono alcuni dei villaggi che incontro prima di ficcarmi in uno sterrato mortale senza indicazioni se non dei getti di gesso al suolo. Arrivo a Mertola grazie alle preziose indicazioni di una fanciulla nei pressi di Santa Cruz. Lei trasportava sulla nuca un barile d’acqua e parlava un portoghese troppo avanzato. Nel pomeriggio, impaurito da alcuni cartelli che indicavano 10%, in salita, dei cani randagi rubano le 2 borracce mentre mi appisolo sotto un albero di sughero. Qui, in modo disordinato, il sughero fa da padrone. Forse ero distratto dal ricordo di Alto Fica. Sono nella Serra portoghese, e non in senso lato.

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L’Alentejo mi attende, culla di sapiente cultura e spiritualità. L’isolamento è inevitabile, solo i gruccioni sono compagni fidati: costeggiano il mio passare al di sopra dei campi arsi frammezzati da sugheri ed ulivi, disorganizzati, frastagliati; sembra un silenzioso rispetto tra uomo e terra. Il vento cerca di ostacolare il volo dei volatili. Questi approfittano della situazione per mostrare alla moviola tutto il loro splendore, mi costringono a fermarmi ed ammirare quest’apparente fragilità. Beja è già alle porte. I tralicci su cui si poggiano i gruccioni sono condivisi da immense costruzioni che a volte interrompono proprio la continuità elettrica: le cicogne obbligano l’uomo a costruire delle strade secondare per i loro nidi. A tratti però il paesaggio diventa desolato.

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Finalmente arrivo ad Evora dove posso reincontrare amicizie d’un tempo passato. Un giorno di relax da turista tra l’affascinante Università e il centro storico che si racchiude nella placa do Giraldo. Nel Fórum Eugénio de Almeida gusto The Coming Museum, esibizione temporanea eclettica. Scopro This is not a Trojan Horse, un grande cavallo di legno a trazione umana ideato da Futurefarmers in collaborazione con l’architetto Lode Vranken e costruito a Pollinaria, in Abruzzo. Centro mobile di dibattito su questioni e possibilità connesse alla rigenerazione rurale, il cavallo ha vagato tra paesi e fattorie dell’Abruzzo raccogliendo e scambiando semi, utensili, prodotti e ricette alla ricerca delle espressioni virtuose dell’agricoltura locale. lo coltivo perchè… questo uno dei quesiti che lo strambo cavallo itinerante ha portato con sé.

This is Not a Trojan Horse - futurefarmers.com
This is Not a Trojan Horse – futurefarmers.com

Riparto verso Lisbona, mi attende un caro amico all’attracco del traghetto, proprio a due passi dal fantastico ponte 25 de Abril. Ho assaggiato la migliore Bifanas del Portogallo a Vendas novas, proprio a metà strada della tappa. La Bifanas è il panino per eccellenza, farcito con lonza di maiale. La sua presenza è una costante in tutti i bar, ma a Vendas Novas sembra una dipendenza obbligatoria. Ecco, proprio il numero dei bar mi ha inizialmente sconcertato. In Portogallo esiste un bar almeno ogni 50 metri, con la tipica insegna del Delta Cafés e Super Bock o Sagres per la birra. Il caffè è un’istituzione nazionale che va consumato rigorosamente attorno ad un tavolo, per minuti che si trasformano in ore. La birra invece viene consumata repentinamente grazie alle mini bottiglie da 0,25 cl. La norma è una bottiglia in miniatura di vetro, non solo per la birra ma anche per l’acqua e altre bevande analcoliche. Il contrasto si inasprisce quando confronto il piccolo contenitore con i litri che sono costretto a consumare in bici. Forse un giorno capirò. Intanto bevo volentieri un caffè.

Un altro elemento portoghese che proprio non capisco è l’attenzione spasmodica alla segnaletica verticale ed orizzontale in strade d’importanza nulla. Esempio: in tutte le strade esiste una precisa regola che indica quando inizia e quando termina il divieto di sorpasso. Esiste un cartello verticale e una corretta segnaletica orizzontale a linea continua anticipata da una freccia di rientro che dovrebbe servire a chiarire ancor di più il concetto. Peccato che l’alternanza tra divieto di sorpasso e sorpasso consentito sia nell’ordine dei 50 metri, ogni 50 metri, su tutte le strade secondarie, esiste il trio cartello-freccia-striscia continua-cartello di divieto. Credo seriamente che la crisi del Portogallo sia dovuta in buona misura dalla segnaletica verticale con i sui metalli e da quella orizzontale con le sue vernici.

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L’arrivo a Lisbona viene immediatamente testimoniato da un bicchiere di gingija, ma io aspetto con ansia i pasteis de nata di Belem che non tardano. Si tratta di tortine di sfoglia farcite con una crema speciale realizzata con panna e uova che durante la cottura in forno crea un goloso strato caramellato unito alla cannella. Sono pronto a ripartire per Porto, dove ci sono delle care amiche ad attendermi. Una visita lampo con l’assaggio di un altro panino, la Francesinha: due fette alte di pan carré ripiene con salsiccia, prosciutto crudo, mortadella e una fettina di carne de vaca ricoperte con formaggio fondente, un uovo fritto e circondate da patate fritte, da intingere nella caratteristica salsina agrodolce fatta con birra, piri-piri (una sorta di tabasco tipico del Portogallo) e un goccio di vinho do porto. Dopo queste irrisorie 1000 kcal ho l’obbligo morale di riprendere il percorso in direzione Costa Vicentina. La costa parte da Troia, un resort borghese dalle spiagge bianche. Il nome echeggia a rabbia d’amori passati. Il campeggio libero inizia a prendere il sopravvento e macino chilometri diretto a Sagres e poi alla punta più occidentale d’Europa con il suo romantico faro. Spiagge incontaminate e deserte al punto giusto, qui non si parla di ombrelloni e sdraio, questo è un modo dominato dal Surf. So bene che dovrò affrontare zone ben più turistiche nel completamento dell’anello verso Faro.

Pastel de nata – thinkstock

L’Oceano colpisce per le sue altezze, per la distanza che vuole tenere con l’uomo.

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Evito qualsiasi località con una presenza d’anime pericolosa; tuttavia mi fermo volentieri a Lagos ad ammirare i suoi murales e pesci al suolo. Una fugace visita amichevole nei dintorni di Albufeira mi conduce nuovamente a Faro; prima però a Portimão mi aspetta il festival della sardina, il cui logo mi garba alquanto (festival da sardinha), amabilmente rappresentata dall’artigianato locale nelle più svariate forme. A Faro pernotto in un ostello scelto solo per la valenza ornitologica del suo nome (Penguin Hostel) e dormo con quattro ragazze alemanne in stanza; quindi mi dirigo alla vicina Decathlon per recuperare lo scatolone per bici prenotato qualche giorno prima. L’ultimo evento bizzarro del viaggio è il mio ingresso in aereo scalzo, con in mano i Birkenstock e completamente inzuppato. Una corsetta a piedi nudi in aereoporto a Lisbona è stata l’ultima atroce fatica in terra portoghese, l’aereo stava decollando senza il cliente con la Ortlieb in mano.

Lagos
Lagos
Lagos
Lagos

Circa 1300 kilometri in una manciata di giorni vissuti intensamente, armonia di percorso ed amicizie passate e nuove. Arrivederci alla prossima primavera gruccione, ti aspetto nei fori delle pareti verticali dello Stirone per il tuo momento di gloria stagionale.

Libri consigliati (guida e monografia sui gruccioni)

Aves de Portugal: Incluindo os Arquipélagos dos Açores, da Madeira e das Selvagens di Helder Costa, Eduardo de Juana, Juan M Varela Simó e The Bee Eaters di C Hilary Fry e John Busby
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