L’alimentazione degli uccelli

european kingfisher

Il volo degli uccelli è un’attività molto dispendiosa dal punto di vista energetico. Ma dovendo conciliare la necessità di consumare molto cibo con quella di ridurre quanto più possibile il peso, occorre un carburante compatto e energetico. I semi hanno entrambe queste qualità. Molti uccelli ne hanno fatto il loro alimento quasi esclusivo. Lo strumento deputato a questo scopo specifico è il becco, importante “punto di repere” per individuare le abitudini alimentari di un uccello. Si tratta di uno strumento molto versatile ed efficace. É fatto di cheratina ,una sostanza che si lascia facilmente plasmare dalle pressioni evolutive:

fringuello

Fringuello: becco conico, punta aguzza adatto ad afferrare insetti, bruchi, ragni e raccogliere semi. I semi corazzati gli resistono.

verdone

Verdone: becco più robusto, tritura senza difficoltà il girasole

frosoni

Frosone: i muscoli che fanno chiudere il becco sono molto sviluppati e avvolgono anche il cranio. Quando si contaggono possono esercitare una forza superiore a 35 chilogrammi: può spezzare un nocciolo di ciliegia e mangiarne il seme.

cardellino

Cardellino: becco lungo ed esile adatto prelevare i semi tra le spine del fiore del cardo senza ferirsi.

crociere

Crociere: presenta le mascelle incrociate, riesce ad estrarre i semi da coni chiusi ma non riesce a raccogliere i semi a terra.

Oltre a limitare le varietà delle tecniche per raccogliere il cibo, la mancanza dei denti riduce al minimo la capacità di sminuzzarlo prima di ingerirlo. Masticare e sgranocchiare va oltre le loro capacità. A tale scopo gli uccelli presentano uno stomaco ghaindolare (proventriglio) che ha funzione simile all’ingluvie o gozzo ovvero produce enzimi come il pepsinogeno e l’HCl che avviano la digestione e uno stomaco muscolare (ventriglio) che sopperisce alla mancanza di una struttura masticatoria e si protegge dai succhi digestivi e dalle abrasioni tramite la coilina o strato cheratinoide, film proteico giallo strettamente adeso alla mucosa. I muscoli si contraggono ritmicamente comprimendo le pareti e sfregandole l’una contro l’altra.

Il guscio duro non è il solo strumento difensivo delle piante. Alcune lo riempiono di veleno. Per esempio i semi di una liana del Sud America contengono stricnina. Alcuni semi delle Amazzoni, pur non essendo letali, hanno un sapore molto sgradevole per gli uccelli. I pappagalli sono in grado di trattare i semi più difficili. Spezzano con il loro potente becco le noci e ingeriscono il contenuto anche se vi è il rischio di indigestione. Dopo gli uccelli si recano in corrispondenza di corsi d’acqua fiancheggiati da pareti argillose: ingeriscono l’argilla che assorbe le tossine contenute nei semi.

Oltre ai semi gli uccelli mangiano altre parti delle piante, linfa, foglie, nettare e frutti. I tessuti vegetali vengono ingeriti non solo dagli uccelli ma anche da molti altri animali. Non vi è pianta senza insetti che mangino le sue foglie, succhino la sua linfa, mastichino il suo legno. Questi insetti diventano cibo per gli uccelli.

lorichetto

I lorichetti australiani hanno una lingua coperta da filamenti carnosi adatta a raccogliere il nettare.

colibri

I colibrì sono i consumetori di nettare più numerosi. per adattarsi alla conformazione delle piante del Sudamerica riescono a librarsi in aria proprio davanti al fiore e vi inseriscono il becco a fondo il becco con precisione. si crea un’associazione tra colibrì: gli uccelli hanno, per esempio, un becco incurvato per meglio adattarsi alla forma del fiore e allo stesso tempo contribuiscono all’impollinazione del fiore stesso (caso limite è rappresentato dal colibrì becco a spada che presenta un becco lungo addirittura 7 cm, l’unico in grado di prelevare il nettare dalla Datura).

Nutrirsi di carne offre un grande vantaggio. A parità di peso è molto più nutriente dei frutti e dei semi e l’animale che se ne nutre deve trascorrere solo una piccola parte del suo tempo a mangiare. Sicuramente però è più difficile procurarsela. Una vista acuta è indispensabile per gli uccelli carnivori.Gli occhi raccolgono tanta più luce quanto più sono grandi e gli Strigiformi – notturni- hanno occhi enormi.

strigiformi

Gli strigiformi sono in grado di ruotare tutta la testa: una speciale articolazione del collo consente loro di ruotare il capo di 180 gradi sui due lati e alcuni di 270 gradi.

Gli uccelli notturni hanno la retina coperta quasi interamente da bastoncelli che registrano le forme a differenza dei coni che registrano il colore. Forse molti Strigiformi percepiscono il mondo in bianco e nero ed è il movimento della preda ad attirare l’attenzione. Invece gli uccelli che cacciano di giorno hanno la retina provvista sia di coni che bastoncelli.

barbagianni

Gli artigli lunghi e ricurvi sono le uniche armi utilizzate per uccidere: tre artigli sono rivolti in avanti e un quarto, più lungo, all’indietro.

Al contrario degli Strigiformi (gufi, civette, barbagianni, allocchi), i Falconiformi (aquile, avvoltoi, poiane) non ingeriscono la preda intera. A questo punto utilizzano il becco. Spesso svolge un minuzioso lavoro di sezionamento: la preda è immobilizzata dagli artigli e il becco lacera le carni prelevando i muscoli e gli organi preferiti e scartando le ossa, piume e pelliccia. Gli Strigiformi sono soliti rigurgitare il materiale non digeribile mentre i Falconiformi non hanno questa necessità.Non tutti gli uccelli carnivori uccidono le proprie prede. Alcuni trovano le prede già uccise da altri. Gli avvoltoi (africani e sudamericani) hanno ali arrotondate con le quali volano in cerchio sfruttando le correnti termiche e il collo calvo perchè entrano nelle carcasse per nutrirsi. La testa calva è utile anche per disperdere il calore corporeo.

Si avventano sulla carcassa seguendo un ordine preciso: i primi sono i grifoni, poi l’avvoltoio orecchiuto africano e i più piccoli (capovaccai) stanno ai margini e si accontentano degli scarti. In breve tempo della carcassa rimangono solo le ossa.

L’ambiente acquatico rappresenta un’importante fonte di cibo: in molti casi la concentrazione di cibo è superiore a quella di un’area equivalente sulla terraferma. Alcuni uccelli evolutisi in ambiente terrestre si sono adattati all’acqua per farne la propria fonte di cibo. Agli uccelli bastano poche modifiche anatomiche per riuscire a cacciare in ambiente acquatico.

Il martin pescatore è appoggiato su un ramo nelle vicinanze di un fiume europeo. Ha un becco molto potente, quasi un pugnale. Quando osserva un pesce, dopo aver raggiunto se necessario la quota opportuna, si getta verso il basso e si immerge nel fiume con le ali aperte e piegate all’indietro. Quindi, catturata la preda, raggiunge di nuovo il ramo. Qui uccide la preda sbattendola contro il legno, quindi la inghiotte.

heron

Negli ambienti ripari pescano anche gli aironi, che avanzano con passo furtivo per congelarsi nella più totale immobilità nel momento in cui sentono il minimo segnale di una potenziale preda.

germano

Le anatre vivono sull’acqua. Compiono tutte le loro azioni vitali sulla superficie dell’acqua. I loro piedi hanno sviluppato lembi di pelle che collegano le dita tra loro. Le zampe hanno una posizione molto arretrata sotto il corpo e quindi fuori dall’acqua questi uccelli appaiono goffi. Anatre come il gemano reale, l’arzavola, il codone si nutrono in superficie: il loro becco è rivestito all’interno da piastre gommose. Con il becco aspirano ed espellono l’acqua filtrando, con queste placche, crostacei e frammenti di materiale vegetale. Il moriglione raccoglie radici, gli edredoni i molluschi, la moretta crostacei, insetti e semi; lo smergo maggiore si ciba di gamberetti e vermi, ma caccia anche il pesce sott’acqua: ha il corpo più affusolato e idrodinamico delle altre anatre e le mascelle sono seghettate per afferrare i pesci.

pellicano

Alcuni uccelli come la sula si tuffano in picchiata, altri, come il pellicano, immergono il becco in acqua per prelevare i pesci.

puffin

Gli Alcidi (urie, pulcinele di mare, gazze marine) riescono a nuotare fino a notevoli profondità. Utlizzano le ali che continuano a battere come nell’aria. Queste ali non sono molto efficienti in aria e quindi sono uccelli volatori poco esperti.

Bibliografia

D.ATTENBOROUGH. 1998. La vita degli uccelli . DeAgostini. P.p.71-97

Fonti

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